management, organization, sensemaking

Management e organizzazione


Un nuovo blog, più rapido, più veloce e immediato. L’esperienza precedente era interessante, ma troppo complesso trovare il tempo per riprogrammare tutto. Cambiano anche gli stili. Usare Twitter e Facebook insegna a scrivere pezzi veloci, rapidi e subito al punto. Proprio il contrario di quello a cui sono abituato. Meglio pochi spunti rapidi e frequenti che lunghi approfondimenti. Per quest’utlimi ci sono i libri come quello che sto scrivendo, la nuova edizione de La gestione delle risorse umane, che sarà proprio completamente rivoltato. Da lì però alcuni spunti…

Che senso ha scrivere di management e organizzazione? Scorrendo il web è quasi sempre collegato ad un obiettivo professionale o di business. Saltuariamente, si incontra la riflessione teorica e la ricerca. Quasi mai, ma chi lo sa vista l’infinità del web, si scrive di management e organizzazione con l’obiettivo di aiutare le persone a capire che cosa veramente accade dentro le organizzazioni. No, non una sorta di Camera Café, ma uno spunto per realizzare quanta parte delle nostre scelte siano collegate all’organizzazione per come ci siamo abituati ad accettarla.

Entra in gioco il sensemaking. Scrivere di organizzazione, management e gestione delle risorse umane per mettere in discussione gli assunti impliciti, i nostri modi di vedere (e quindi non vedere) cosa sta dietro, ad esempio, il fallimento di un sistema di incentivazione. Un blog che rinfresca, rinfranca e aiuta a sfuggire le facili assunzioni ideologiche di cui ci riempiono la testa, riempiendosi la bocca. Parlare liberamente di organizzazione nelle sue diverse declinazioni. Non un blog che vende il coaching, il mentoring, il talent management, il performance appraisal; semmai un blog che mette in guardia, che spinge alla pausa di riflessione, all’interruzione del flusso del mondo dell’abitudine,  al disincanto creativo e non disilluso, quella sensazione provata a quel convegno, quell’iniziativa formativa, quella presentazione aziendale in cui per un istante tutto sembrava finto, falso, artefatto.

“Ed ora lo so: io esisto- il mondo esiste- ed io so che il mondo esiste. Ecco tutto. Ma mi é indifferente. E’ strano che tutto mi sia ugualmente indifferente: é una cosa che mi mette paura. E’ cominciato da quel famoso giorno in cui volevo giocare a far rimbalzare i ciottoli sul mare. Stavo per lanciare quel sassolino, l’ho guardato, ed è allora che è cominciato: ho sentito che esisteva. E dopo, ci sono state altre Nausee; di quando in quando gli oggetti si mettono ad esistervi dentro la mano” Jean Paul Sartre, La nausea.

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